I vizi di refrazione, quando servono gli occhiali | L'occhio e la Vista | SOI Società oftalmologica italiana
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I vizi di refrazione, quando servono gli occhiali


Per visus, o acutezza visiva, si intende la capacità dell’occhio di distinguere, ad una determinata distanza, un carattere o un simbolo o un disegno la cui altezza sottenda un angolo di 5' ed il cui tratto (dettaglio caratterizzante) sottenda un angolo di 1'; è questo l'angolo minimo (o del minimo separabile) al quale due punti sono ancora riconoscibili come separati tra loro
 
Esso viene espresso in scala, di cui la più usata è quella decimale, considerando, per convenzione, i 10/10 come la capacità di un occhio di distinguere il minimo angolo separatore a circa 60 metri; valore che diminuisce, 9/10-8/10-5/10 ecc., al ridursi della distanza di percezione del suddetto angolo. Il visus, inoltre, viene definito naturale quando la percezione del minimo angolo separatore viene raggiunto senza l’uso di occhiali e corretto quando viene raggiunto con l’utilizzo degli stessi. La valutazione del visus avviene attraverso delle tabelle ( tabelle ottotipiche) poste a distanza di 3 o 5 metri, sulle quali sono presentati dei caratteri (ottotipi) di grandezza (o meglio formanti un angolo) decrescente. Ad ogni grandezza dell’ottotipo è assegnato un valore decimale che varia da 1/10 per il più grande, ai 13-15/10 per il più piccolo. Per convenzione e anche dal punto di vista medico legale, un occhio che ha un visus naturale o corretto di 10/10 è un occhio normale.
 
Per emmetropia si intende quella condizione in cui, in un occhio, i raggi luminosi, provenienti da distanza infinita, convergono naturalmente sulla macula. L’emmetrope è, per definizione, quel soggetto che ha un visus naturale (senza uso di occhiali), misurato con tabella ottotipica a 3 o 5 metri, di 10/10.

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