COMUNICATO STAMPA<br> ABUSO DELLA PROFESSIONE DI MEDICO OCULISTA | SOI Società oftalmologica italiana
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COMUNICATO STAMPA
ABUSO DELLA PROFESSIONE DI MEDICO OCULISTA
07 settembre 2017

ABUSO DELLA PROFESSIONE DI MEDICO OCULISTA: LA LEGGE, POSTA A DIFESA DEI PAZIENTI, NON CONSENTE L’ESERCIZIO DI ATTIVITÀ SANITARIA NEI CENTRI OTTICI, ANCHE SE VIENE PROPAGANDATA (INGIUSTIFICATAMENTE) COME AZIONE A TUTELA DELLA VISTA
 

Per far fronte a questa illecita e pericolosa situazione, il Presidente SOI ha presentato una denuncia presso 32 uffici giudiziari italiani. La Procura della Repubblica di Torino si è immediatamente attivata ed ha aperto un procedimento penale nei confronti di tre ottici piemontesi.  “La Società Oftalmologica Italiana – evidenzia Matteo Piovella  -  si è attivata presso il Ministero competente per  una responsabile presa di posizione a tutela della salute visiva dei Pazienti e della qualità delle prestazioni oftalmologiche. Chi ha la responsabilità di impedire la dequalificazione del SSN oculistico - oggi ormai in competizione con quanto è disponibile nei Paesi in via di sviluppo - non sa che l’Agenzia Sanitaria degli Stati Uniti ha previsto che sul territorio americano ci sarà un radicale aumento del numero delle Persone cieche o ipovedenti, stabilendo che entro 8 anni  si incrementeranno dell’80%”.

SOI ritiene indispensabile una campagna di informazione capace di responsabilizzare i cittadini fornendo le corrette informazioni su chi siano i medici professionisti deputati a fare prevenzione, diagnosi e cura in campo oftalmologico, distinguendoli da chi gestisce un efficiente esercizio commerciale (proprio per questo iscritto a Confcommercio). Si tratta di un problema di prevenzione e cura serio ed importante che non può divenire oggetto di un ingannevole marketing commerciale.

 

Roma, 7 settembre 2017 -  Non esiste alcun check up della vista che può essere effettuato nei centri ottici. La diagnosi  per la salute degli occhi può e deve essere effettuata dai medici oculisti. E’ quanto torna  a ribadire il Presidente SOI, Matteo Piovella.  Dal 1869 SOI è impegnata nella tutela del diritto dei pazienti ad accedere ad una cura oftalmologica adeguata e responsabile- afferma Piovella- ma da decenni gli ottici hanno cavalcato la buona fede dei loro clienti ed hanno diffuso l’idea che quando un paziente si reca nei loro negozi per farsi fare una “misurazione ottica della vista” in realtà si sottopone ad un check up completo della vista. Chi  si sottopone ad un check up completo della vista, come universalmente pubblicizzato in nelle vetrine dei loro esercizi commerciali ribadisce il Presidente SOI, non effettua una visita medica e,  così, come espressa e diffusa, questa informazione rassicura (erroneamente) i clienti di non aver più necessità di ulteriori indagini mediche o di approfondimenti diagnostici per la  diagnosi e cura delle malattie degli occhi.

SOI ritiene la situazione in atto pericolosa ed evidenzia la necessità di sostenere una campagna di sensibilizzazione della popolazione circa l’importanza della vista. Il fine è quello di ripristinare una corretta informazione tesa ad affidare i pazienti alla formazione e alla professionalità del Medico Oculista, unico soggetto abilitato alla prevenzione, diagnosi e cura delle malattie oculari. In questo senso, SOI ritiene molto importante utilizzare un accesso privilegiato alle campagne pubblicitarie “Pubblicità & Progresso” realizzate con il patrocinio del Ministero della Salute. Da diversi mesi SOI ha segnalato al Ministero della Salute il ripetersi di situazioni pericolose per la salute visiva della popolazione e ha chiesto l’attivazione di procedure e protocolli che impongano anche ai commercianti ottici di fornire una informativa scritta ad ogni cliente che si reca in un centro ottico, in cui viene specificato che la misurazione ottica della vista non può (e non deve) sostituire la visita dal Medico Oculista e non deve assolutamente essere applicata in età pediatrica.

Per il Cittadino deve essere  evidente che il medico Oculista è l’unica professionalità abilitata ed autorizzata ad eseguire la prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie oculari per prevenire la perdita della vista. Nel settembre 2016, dopo la definitiva condanna in cassazione di sedicenti “ottici optometristi”,  la SOI a firma del suo Presidente, ha presentato esposti presso 32 procure della Repubblica Italiana per sollecitare indagini da parte dei NAS da effettuarsi presso i Centri Ottici per il reato di abuso della professione di medico oculista. Ad oggi, sono stati individuati dalla magistratura elementi tali da comportare l’esercizio dell’azione penale nei confronti di tre ottici.

Al riguardo risulta preoccupante non solo la scarsa sensibilità e conoscenza della problematica in atto da parte del Ministero della Salute ma anche un scarsa sensibilità a voler regolamentare alcuni aspetti connessi a tali (illecite) attività: quali, ad esempio, quelli relativi all’uso degli strumenti ad alta tecnologia di esclusivo uso medico. Di recente, infatti, ad un magistrato della Procura di Roma, che ha formalmente coinvolto il Ministero della Salute per stabilire quali strumentazioni fossero di utilizzo medico e quali no, sarebbe stata formalizzata la sconcertante risposta secondo cui sono le Aziende Produttrici che stabiliscono, di volta in volta, se lo strumento deve essere riservato ad uso esclusivo da parte del medico o se è accessibile da parte di tutti . Una risposta che, evidentemente, contrasta non solo con la legge e con il principio che la responsabilità di garantire la sicurezza dei pazienti sia propria del Ministero della Salute. SOI ritiene che queste debolezze nell’applicare normative certe e ben documentate, giustificando il tutto con la carenza di risorse economiche (e quindi avallando anche in Italia, regole normalmente applicabili solo nei Paesi in via di sviluppo) producano solamente un abbassamento dei livelli di cura e penalizzino i diritti dei Pazienti. Come già avviene nei Pronti Soccorso italiani dove – sempre più spesso - la diagnosi più importante della nostra vita con la relativa attribuzione di un codice viene fatta da un infermiere invece che da un medico. Come già evidenziato, anche la Magistratura conosce perfettamente  il sistema  sanitario e le regole che lo sostengono. Diagnosi e Cura sono prerogativa dei laureati in Medicina e Chirurgia. E fortunatamente lo sanno anche i pazienti.  E SOI sosterrà sempre il diritto alle cure mediche da parte dei pazienti- conclude Matteo Piovella.






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