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COMUNICATO AI SOCI
17 maggio 2017

Fin dalla sua fondazione nel 1869, SOI è il riferimento scientifico istituzionale dell’oftalmologia italiana. Questa responsabilità viene attivata quotidianamente al servizio dei pazienti e a sostegno dei Medici Oculisti.
Con questa comunicazione ai Soci il Consiglio Direttivo è intervenuto nei confronti della criticità inerente la diffusione di comunicati stampa o articoli che ciclicamente informano i pazienti circa innovativi interventi chirurgici o speciali terapie in grado di risolvere le gravi problematiche collegate alla progressiva perdita della vista. Questa presa di posizione della Società Otalmologica Italiana è mirata principalmente a fornire un elemento utile che i medici oculisti possono mostrare ai pazienti che presentano aspettative e insistenti richieste per poter accedere alle chirurgie o terapie non validate da riscontri scientifici di efficacia e sicurezza.

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La Società Oftalmologica Italiana (SOI) ritiene doveroso fare alcune precisazioni circa articoli miracolistici per la cura della maculopatia pubblicati nei giorni passati su giornali nazionali e sui social media.

Attualmente le uniche terapie disponibili per la maculopatia correlata all’età sono di tipo parachirurgico (iniezioni intravitreali di farmaci anti VEGF e terapia fotodinamica) per quanto riguarda le forme essudative, mentre ad oggi non esiste alcun trattamento disponibile per la forma secca. Quando nell’evoluzione della patologia s’instaura un danno conclamato (atrofia o cicatrizzazione) a livello della zona centrale della retina deputata alla visione distinta la conseguente riduzione della visione centrale è irreversibile poiché legata alla perdita di cellule nervose non rigenerabili.

In questo senso il titolo dell’articolo che parla di una lente capace di “restituire la visione centrale” è un’affermazione falsa e priva di ogni fondamento scientifico.

Negli ultimi anni sono state proposte per consentire ai pazienti in fase evoluta della malattia di migliorare la loro visione alcuni tipi di lente intraoculari telescopiche capaci di ingrandire fortemente l’immagine che arriva sulla porzione centrale della retina e altre lenti di tipo prismatico, capaci di spostare la messa a fuoco su aree retiniche al di fuori della zona centrale. La letteratura riporta in maniera incontrovertibile come la visione ottenibile dalla stimolazione di tali aree sia infinitamente inferiore in termini di quantità e di qualità di qualità rispetto alla visione centrale.

La lente Eyemax citata nell’articolo è una lente intraoculare, prodotta dal London Eye Hospital Pharma, da impiantare nel solco in pazienti già pseudofachici (che avevano già effettuato l’intervento di cataratta con impianto di lente intraoculare);  funziona da prisma in grado di deviare le immagini verso la zona di retina che il paziente utilizza al di fuori della zona centrale danneggiata. In letteratura appare come l’utilizzo delle lenti telescopiche e/o prismatiche nei pazienti affetti da degenerazione maculare sia efficace solo in casi selezionati e se associato a un training visivo preoperatorio e a una riabilitazione visiva post operatoria.

Per quanto concerne la lente Eyemax, quello che a oggi manca totalmente è proprio il supporto scientifico che possa validarne l’utilizzo, infatti non esiste nessuna pubblicazione prodotta su questa lente su riviste internazionali.

Nuovamente le false informazioni riportate dall’articolo citano il dottor Badalà quale “padre” di questa lente, ma in realtà la lente, come riportato dal sito ufficiale che la pubblicizza, è stata progettata dal Dottor Qureshi e dal Professor Pablo Artal. La presentazione da parte del Dottor Badalà dei risultati della lente Eyemax al Congresso della Società Europea di Chirurgia Referattiva e della Cataratta è in realtà un poster che riporta la casistica personale su 7 pazienti, numeri assolutamente insufficienti per poter parlare di efficacia e sicurezza per qualsiasi presidio medico.

Appare molto difficile da credere che qualcosa che funziona in modo miracolistico risulti essere usato da una o pochissime persone nel mondo oftalmologico nazionale ed internazionale, sia per il risvolto terapeutico ad esso legato ma anche per la evidente spinta che ci sarebbe da parte delle aziende del settore a pubblicizzare e vendere un prodotto così innovativo. Nello specifico il Dottor Badalà, che l’articolo mostra come un luminare d’indiscussa fama scientifica, è a oggi autore di 7 pubblicazioni su riviste internazionali negli ultimi 15 anni, con nessuna pubblicazione negli ultimi 9 anni, ovvero una produzione scientifica che è inferiore alla media degli specializzandi in Oftalmologia di qualsiasi Università in Italia, e che per quelli che sono i parametri richiesti non gli permetterebbe di partecipare a nessun tipo di concorso Universitario.

Ancora l’articolo cita come il Dottor Badalà sia stato riconosciuto tra gli esperti di microchirurgia oculare dall’organizzazione Who’s Who; in realtà Who's Who è una raccolta di pubblicazioni a pagamento, generalmente contenenti concise informazioni biografiche, con il solo scopo di vendere il libro agli stessi personaggi di cui è stata inserita la biografia.

La SOI ribadisce la sua apertura ad ogni forma di innovazione in campo medico, chirurgico e parachirurgico purché supportata da congrue evidenze scientifiche nell’interesse esclusivo della salute dei malati. Forme di divulgazione che cerchino di far leva sull’impeto emotivo di pazienti già fortemente debilitati e spesso scoraggiati sono da valutare con attenzione e per questo la SOI stigmatizza l’utilizzo di messaggi privi di qualsiasi fondamento scientifico ma con esclusive finalità di tipo pubblicitario.

 

     Teresio Avitabile                              Matteo Piovella 
      Segretario SOI                                 Presidente SOI

 






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