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ANESTESISTI ITALIANI: COME PASSA IL TEMPO…
10 maggio 2017

ANESTESISTI ITALIANI: COME PASSA IL TEMPO…

La Società Oftalmologica Italiana richiama all’ordine i medici anestesisti per l’insostenibile ed irricevibile rifiuto a prestare assistenza anestesiologica durante l’effettuazione degli interventi di cataratta.

Matteo Piovella Presidente SOI: “i medici anestesisti inspiegabilmente hanno deciso di abbandonare 557.000 persone che si sottopongono all’intervento con utilizzo di tecnologia avanzata maggiormente eseguito in Italia e che presenta il potenziale maggior rischio di invalidità (la perdita della vista) e dal costo più elevato. Quanto accaduto obbliga ad una immediata presa di coscienza capace di riportare serenità e normalità in un Sistema Sanitario che sempre più si confronta con l’impossibilità di mantenere il suo insostituibile ruolo”.

Le associazioni scientifiche SIAARTI e SIARED e il sindacato AAROI-EMAC che rappresentano i medici anestesisti hanno pubblicato una lettera dedicata alle “Prestazioni anestesiologiche in anestesia locale” i cui contenuti destano certamente allarme ed evidenziano un’inopportuna confusione.

Leggendo con attenzione il contenuto del comunicato, emerge cosa intendano per “l’inderogabile obbligo” di prendere una posizione rispetto alle Linee guida clinico-organizzative emanate dalla Società Oftalmologica Italiana – SOI, nel 2015 e 2016.

Al fine di chiarire i termini della querelle, la SOI ha chiesto che gli anestesisti “prendano in carico” i pazienti che si sottopongono ad una operazione di cataratta in modo da stabilire chi può sottoporsi alla operazione adottando una anestesia topica e chi, invece, presenti caratteristiche che richiedono un altro tipo di sedazione.

Tanto per essere chiari, oggi in Italia si effettuano 557.000 interventi di cataratta con complicanze significative minime, anestesiologiche e non, che colpiscono il 3% dei pazienti: il che significa che, ogni anno, sorgono problemi per oltre 15.000 persone.

Mi rendo conto che, evidentemente, al momento, fra gli oltre 15.000 interventi problematici non ci sono anestesisti – forse perché si tratta di una categoria “giovane” o forse perché gli anestesisti, quando sono pazienti, sono anestesiologicamente più esigenti – ma questo non significa che si tratta di un problema rilevante per numeri e per conseguenze.

A fronte di questa situazione, in tempi non sospetti, la AAROI aveva organizzato ed approvato delle linee guida condivise con la SOI (“ASSISTENZA ANESTESIOLOGICA IN CHIRURGIA OFTALMICA”). Nelle Linee guida AAROI (allegate) si affermava espressamente: “la massima dignità e delicatezza della chirurgia in questione, a prescindere dal regime alberghiero che in nessun modo ne caratterizza la difficoltà”. In tal senso, si affermava, che “il massimo livello di sicurezza del paziente rappresenti davvero il “golden standard” di ogni operatore sanitario e come ogni deroga da esso risulti agli scriventi inaccettabile”. Tutto ciò premesso, con la massima responsabilità anche deontologica, gli anestesisti italiani affermavano i requisiti “imprescindibili al raggiungimento di uno standard al di sotto del quale l’erogazione delle prestazioni non avviene secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità: 1. L’anestesista presente in sala operatoria per le anestesie oculistiche, siano esse locali o generali, garantisce la sicurezza del paziente e tutela la qualità del lavoro del chirurgo. 2. In nessun caso il regime di ricovero può dettare le caratteristiche di assistenza anestesiologica ritenuta necessaria al letto operatorio dettando, di conseguenza i criteri di suddivisione dei pazienti”.

Le conclusioni sono chiare: “lo standard di cura che maggiormente tutela la sicurezza del paziente sia la presenza di un medico anestesista per ogni sala operatoria (…). Nel solo caso di interventi in anestesia topica o per infiltrazione senza la necessità di alcuna sedazione o soltanto con una sedazione minima a scopo ansiolitico (…) si ritiene accettabile, anche se sub-ottimale, l’utilizzo di un medico anestesista per 2 pazienti su 2 letti operatori distinti, ferme restando tutte le altre precauzioni ed obblighi quali il monitoraggio, la compilazione della scheda anestesiologica, la predisposizione di un accesso venoso preliminare all’esecuzione dell’anestesia”.

A questo punto ci si chiede: cosa è successo? Per quale ragione gli anestesisti italiani hanno deciso di fare un passo indietro rispetto alla garanzia dei pazienti?

Sicuramente, la loro scelta non ha alcun fondamento scientifico. In questi ultimi anni non è cambiato nulla sotto questo profilo: quindi non è questa la ragione del cambiamento.

Forse, l’unico critico cambiamento sta nell’esponenziale incremento del carico di lavoro a cui tutti i professionisti sanitari – compresi gli oftalmologi e gli anestesisti – sono stati sottoposti in conseguenza dei tagli lineari effettuati da una politica che non è stata in grado di comprenderne gli effetti devastanti per il mantenimento di un sistema adeguato ed efficiente.

Nel momento in cui è obbligatorio affrontare delle criticità capaci di far saltare i principi fondanti del Sistema Sanitario Nazionale, deve essere chiaro a tutti che non si può (e non si deve) far ricadere sulla qualità delle prestazioni sanitarie, richieste condizionate da motivazioni prettamente economiche incompatibili con il rispetto della deontologia medica capaci di causare un danno ai pazienti: soprattutto se imposte da una specialità medica protetta e dotata di esclusiva professionale.

Non può (e non deve) essere il chirurgo a decidere quale sia il tipo di anestesia più adeguato a quel paziente. Si tratta di una scelta che deve essere effettuata dall’unico specialista che ha (l’esclusivo) potere di farlo: l’anestesista. I medici anestesisti non sono uno specialista qualunque che interviene solo se richiesto o necessario: la presa in carico del paziente è un loro tipico, preciso (e riservato) dovere. Ci mancherebbe altro che entrino in azione senza neanche conoscere perfettamente il paziente ed il suo caso clinico: in questo caso di quale competenza e professionalità staremmo parlando?

Sinceramente: sostenere che questa richiesta sia un “parafulmine” messo in atto dai medici oculisti per scaricare delle responsabilità su poveri ignari ed incolpevoli medici anestesisti è a dir poco una sciocchezza se non una manifestazione della malafede.

Concludendo, questo documento congiunto allarma tutte le persone di adeguata competenza ed i special modo i 7000 oculisti italiani ed evidenzia una forte confusione da parte delle associazioni che rappresentano gli anestesisti italiani e, ritengo, sia necessario porre un punto di chiarezza.

È “sbagliato” sostenere che siccome non ci sono risorse occorre affermare che non si devono garantire i cittadini italiani andando contro i propri doveri professionali.

È “giusto” che si apra una piattaforma di confronto con i rappresentanti degli enti pubblici e privati sanitari finalizzata ad ottenere “un adeguato incremento delle risorse di personale medico specialista in anestesia e rianimazione a disposizione delle dotazioni organiche delle relative Unità Operative”.

Sia ben chiaro: se le associazioni degli anestesisti decideranno (finalmente) di “fare la cosa giusta” potranno contare sempre sul supporto della Società Oftalmologica Italiana al fine di riuscire a 'Riservare a tutte le procedure chirurgiche oculistiche, comprese quelle eseguite in anestesia locale, preventiva visita e valutazione anestesiologica del paziente, operando in presenza attiva del medico anestesista'.

SOI attende con urgenza una virtuosa ed efficace presa di posizione da parte dei medici anestesisti idonea a riaffermare gli irrinunciabili principi deontologici che sono da sempre condivisi a tutela dei pazienti oftalmologici, per interrompere ogni attività in itinere di segnalazione, nei confronti delle Autorità preposte, atta a tutelare e sostenere i diritti di tutti i pazienti.

 

                                                                                                                    Matteo Piovella 
                                                                                                                    
Predente SOI






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